Il viaggio fuori, il viaggio dentro. Ripensare il modo di praticare e insegnare yoga
Un viaggio fisico, geografico, ma anche interiore, nato dal mettere insieme due spinte: attuare la mia rivoluzione solare mirata (RSM) ed esaudire il desiderio di praticare sotto la guida di Mark Robberds. Un viaggio che sancisce l’esigenza di esplorare un diverso approccio all’Ashtanga, integrarlo con altri tipi di yoga, la meditazione e il pranayama. Percorso non immediato, nel quale ho proceduto a tentoni. Come unica guida la mia voce interiore.
Il viaggio fuori, il viaggio dentro. Ripensare il modo di praticare e insegnare yoga
(di Giusi Montali)
Il viaggio interiore
È stato un viaggio fisico, geografico, ma anche interiore. Come viaggio interiore mi piace pensare che sia cominciato il primo gennaio 2025, giorno in cui ho intrapreso il cammino per rivedere radicalmente il mio modo di praticare yoga e di insegnarlo.
È iniziato con un’apertura e la graduale consapevolezza di quanto sia importante darsi un metodo e al contempo allenare l’ascolto del corpo e integrare altre pratiche di movimento e di consapevolezza. Non c’è un viaggio predefinito al quale tutti devono aderire, ma c’è il proprio personale e unico viaggio che tiene conto della struttura fisica, mentale ed emotiva, che considera le inevitabili variabili di età, circostanze di vita, esperienze e traumi.
Ripensare il modo di praticare e insegnare yoga
Questo viaggio è nato dal mettere insieme due spinte: attuare la mia rivoluzione solare mirata (RSM) dietro consiglio dell’astrologo Guido Bonatti (il viaggio a Singapore), ed esaudire il desiderio di praticare sotto la guida di Mark Robberds che, grazie alla sua immensa competenza, mi ha permesso di uscire dalla situazione di stallo nella quale mi trovavo (una pratica dell’Ashtanga ormai cristallizzata, bloccata e demotivante), riconcigliandomi con la me curiosa e anarchica che si è avvicinata a questo tipo di yoga con entusiasmo e desiderio di esplorare me stessa e il mio corpo. Questo è il motivo del mio viaggio a Bali.
Durante questo viaggio ho poi praticato anche altri tipi di yoga (Yin Yoga, Sound Healing, Slow Flow, Myofascial Release, Himalayan Kriya Yoga), riconducibili al mio interesse per il valore terapeutico dello yoga. Per affrontare il PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico) ho infatti sentito l’esigenza di esplorare un diverso approccio all’Ashtanga e integrarlo con altri tipi di yoga e consolidare la mia pratica di meditazione e di pranayama. Mi sono poi affidata a numerose terapie, tecniche, approcci e discipline (psicoterapia, naturopatia, riflessologia plantare, shiatsu).
Percorso non immediato, nel quale ho proceduto a tentoni. Come unica guida la mia voce interiore, le mie sensazioni e il mio dolore. E questa è stata la piccola, grande rivoluzione. Semplice, non facile.
° ph Giusi Montali
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