Tristhana, le tre dimore dell’Ashtanga Vinyasa Yoga
Tristhana, ovvero le tre dimore dell’ashtanga vinyasa yoga, è un concetto chiave della pratica. Attraverso gli asana e i bandha, il pranayama e il drishti unifichiamo corpo, mente e respiro e la pratica diviene più consapevole e profonda. Si attiva così il processo per apprendere a divenire sempre più sé stess3 e aderire al proprio centro.
Tristhana, le tre dimore dell’Ashtanga Vinyasa Yoga
(di Giusi Montali)
Qualche settimana fa ho tenuto a Manifattura Olistica una lezione speciale dedicata all’Ashtanga Vinyasa Yoga, durante la quale ho fornito alcune indicazioni precise sull’esecuzione degli asana, ho rivisto insieme all3 praticanti i vinyasa (il movimento collegato al respiro) e l’ordine esatto della sequenza. Il vero fulcro della lezione era però l’introduzione del concetto di Tristhana, che permette di trasformare la pratica di asana in qualcosa di molto più profondo.
Tristhana, le tre dimore della pratica
Tristhana è una parola sanscrita composta da tri (tre) e asthana (luogo, spazio) e indica i tre luoghi, le tre dimore della pratica: le posture fisiche dello yoga (asana), il respiro (pranayama) e lo sguardo focalizzato (drishti). Queste dimore agiscono sul corpo (asana), sul respiro e la forza vitale (pranayama) e sulla mente (drishti), e rendono la pratica fonte di benessere e di riequilibrio profondo del corpo, del respiro e della mente.
Durante l’esecuzione degli asana occorre portare grande attenzione agli allineamenti e ai bandha. Per ciò che riguarda gli allineamenti degli asana sono sempre più dell’idea che occorra adattare quelle che sono delle linee generali alla peculiare struttura fisica del praticante, tenendo conto quindi della biomeccanica dell’individuo. In quest’ultimo anno, anche in seguito all’esperienza maturata assieme all3 praticanti di Manifattura Olistica, ho fatto mio un approccio più flessibile e inclusivo, derogando da certa tradizione dogmatica dell’Ashtanga Yoga.
Bandha, i sigilli che incanalano l’energia
Il concetto di bandha (sigillo) è particolarmente complesso ed è stato a lungo ammantato di mistero ma per fare chiarezza si può dire che dal punto di vista fisico i bandha sono delle attivazioni muscolari che proteggono luoghi vulnerabili del corpo (pelvi, zona lombare e addominale, zona cervicale) e favoriscono l’allungamento della colonna vertebrale. Dal punto di vista energetico invece sono chiusure che permettono di incanalare e accumulare l’energia, creando espansione e benessere. Per rendere più materico e comprensibile il concetto si può ricorrere all’analogia con una diga che quando è chiusa permette di raccogliere e accumulare l’acqua per poi farla defluire al momento opportuno, regolandone e amministrandone la forza e l’energia.
I bandha sono tre (tribandha): Mula Bandha, Uddiyana Bandha, Jalandhara Bandha. Ora li analizzerò in dettaglio.
Mula Bandha
Mula Bandha (la chiusura della radice) si trova in corrispondenza del pavimento pelvico ed è connesso a Muladhara chakra e può essere dal punto di vista fisico risvegliato dall’appoggio e dalla spinta dei piedi a terra. Questo bandha conferisce stabilità al corpo.
Uddiyana Bandha
Uddiyana Bandha (la chiusura volante verso l’alto) attiva la muscolatura profonda dell’addome e protegge la zona lombare. Questo bandha stimola Manipura Chakra e può essere risvegliato dall’uso e dall’attivazione delle mani (negli appoggi a terra, ma anche attraverso l’apertura e l’allungamento delle braccia).
Jalandhara Bandha
Infine Jalandhara Bandha (la chiusura della gola) che più propriamente durante la pratica di asana è un mini Jalandhara Bandha (essendo la versione completa di questo bandha riservata alla meditazione e ad alcune tecniche di pranayama).
Questo bandha agisce sulla gola, stimola Vishuddha Chakra e viene attivato attraverso una lieve retrazione e un abbassamento del mento. La versione attenuata di Jalandhara Bandha durante la pratica ashtanga è particolarmente importante perché protegge l’area delicata e spesso sovra-stimolata del tratto cervicale. Inoltre, essendo presenti nella gola i barocettori carotidei, Jalandhara Bandha determina la disattivazione del sistema simpatico, calma la mente e favorisce l’introspezione.
Linee di energia
I bandha, in particolare Mula Bandha e Uddiyana Bandha, attivano delle linee di energia all’interno del corpo. Mula Bandha nello specifico attiva l’energia che dal basso si porta verso l’alto e impedisce la dispersione dell’energia verso il basso. Inoltre, il radicamento dei piedi, del sacro e del coccige e la contemporanea spinta della testa verso l’alto richieste per attivare questo bandha determinano un allungamento della colonna vertebrale che favorisce la risalita dell’energia kundalini.
Uddiyana Bandha invece attiva la linea di energia che scorre da una mano al cuore e dal cuore all’altra mano e determina sia un’apertura del torace che un’attivazione addominale.
Sia Mula Bandha che Uddiyana Bandha risvegliano l’energia vitale e la portano verso l’alto.
Respiro sonoro
Passiamo ora al respiro da eseguire durante la pratica che un tempo si era soliti chiamare Ujjayi Breath e che oggi si preferisce chiamare respiro libero sonoro (free breath with sound) dal momento che l’Ujjayi vero e proprio sarebbe da eseguire in posizione seduta e durante il pranayama (essendo un respiro troppo impegnativo per una pratica di asana intensa quale è quella dell’Ashtanga).
Il respiro sonoro è un respiro che avviene solo dalle narici, prevede un’uguale durata e intensità di inspiro ed espiro, e attraverso una parziale chiusura della glottide produce un leggero suono simile a quello delle onde del mare. Questo respiro favorisce l’attivazione di mula e uddiyana bandha, genera calore interno utile alla purificazione del corpo, crea un suono udibile che focalizza e calma la mente.
Drishti
Il drishti (sguardo focalizzato su un punto) aiuta a mantenere la concentrazione durante la pratica e favorisce l’introspezione. Anche qui occorre, come si è detto più sopra per gli allineamenti, fare le dovute eccezioni: in alcuni casi è meglio ricorrere a un drishti che deroga dalla tradizione della pratica ashtanga ma si rivela più corretto per la salute del corpo. Una linea guida in tale senso può essere quella di prediligere una posizione della testa rispetto alla colonna vertebrale che riduca il rischio di compressione cervicale.
I 9 drishti
Nell’Ashtanga Yoga sono previsti 9 drishti:
1- brumadhya drishti: sguardo tra le sopracciglia
2- urdhva o antara drishti: sguardo verso l’alto
3- nasagra drishti: sguardo alla punta del naso
4- nabi chakra drishti: sguardo all’ombelico
5- hastagra drishti: sguardo verso le dita delle mani
6- padhayoragra drishti: sguardo verso le dita dei piedi
7- angustha ma dya drishti: sguardo verso il pollice
8- parsva drishti: sguardo a destra (dakshina bhaga)
9- parsva drishti: sguardo a sinistra (vama bhaga)
Tristhana, ovvero unire corpo, respiro e mente
E’ un processo che si sviluppa nel tempo quello di muoversi nella sequenza dell’Ashtanga Vinyasa Yoga tenendo tutto assieme: corpo, respiro e mente. Una meta alla quale tendere, una ricerca costante e ripetuta che permette di avvicinarsi sempre più all’armonia. Un processo che prevede avanzamenti e ritorni indietro in un andamento ciclico che non ci porta mai allo stesso punto. Ed è in questa ricerca che si può apprendere a divenire sempre più sé stess3, ad aderire al proprio centro per attraversare il mondo e la vita con maggiore consapevolezza e apertura.
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